Una candidosi isolata è un fastidio di una settimana. Tre o quattro episodi in un anno, o una cistite che arriva puntuale dopo i rapporti, diventano un'altra cosa: si comincia a evitare le occasioni, a rimandare, a vivere il rapporto con il conto alla rovescia del bruciore che arriverà dopo. A quel punto il problema ha due piani, e uno dei due non si risolve con una compressa.
La diagnosi la fa il medico, con un esame quando serve. Qui trova come quei quadri entrano nella vita sessuale, che cosa si può cambiare e quando conviene portare il tema in studio invece di aspettare la ricaduta successiva.
La cistite che arriva dopo i rapporti
Il tempo è il dato che la riconosce: bruciore e bisogno continuo di urinare compaiono fra le dodici e le quarantotto ore dopo il rapporto. Il meccanismo è di trasporto, non di contagio — i batteri intestinali presenti nella zona raggiungono la vescica, e in alcune donne l'anatomia e la scarsa lubrificazione lo rendono molto più facile.
Le misure che il medico indica sono concrete: urinare dopo il rapporto, bere a sufficienza, non trattenere, usare un lubrificante quando la lubrificazione naturale non basta, controllare se il diaframma o uno spermicida stanno contribuendo. Nelle forme che tornano più di tre volte in un anno esistono profilassi che il medico valuta, e una regola che vale sempre: l'urinocoltura prima dell'antibiotico, altrimenti si cura al buio.
Prurito non significa candida
L'autodiagnosi sbaglia spesso, e il prodotto da banco preso per abitudine maschera il quadro. Tre situazioni si somigliano e hanno terapie diverse: la candidosi, la vaginosi batterica e le vescicole dell'herpes genitale.
| Quadro | Il segno che orienta | Terapia su cui si ragiona |
|---|---|---|
| Candidosi vaginale | Prurito intenso, perdite dense senza odore forte, arrossamento | Fluconazolo in dose unica oppure un ovulo locale |
| Vaginosi batterica | Odore pungente, perdite fluide grigiastre, poco prurito | Metronidazolo: un antimicotico qui non serve |
| Herpes genitale | Vescicole dolorose, bruciore localizzato, a volte febbre | Aciclovir per bocca, prescritto dal medico |
| Cistite semplice | Bruciore alla minzione, urgenza, nessuna perdita vaginale | Antibiotico scelto sull'urinocoltura, per esempio cotrimossazolo |
| Cistite complicata o recidivante | Febbre, dolore lombare, episodi ravvicinati | Valutazione medica; in alcuni casi ciprofloxacina, con le avvertenze della revisione europea |
| Candidosi dopo un ciclo di antibiotico | Compare mentre la flora si riassesta | Antimicotico e nessun secondo antibiotico |
La descrizione ufficiale dei due quadri più comuni sta sulle pagine di ISSalute dedicate alla candidosi e alla cistite.
Quando il corpo impara ad aspettarsi il bruciore
Dopo tre o quattro episodi dolorosi la muscolatura del pavimento pelvico comincia a contrarsi in anticipo, prima che accada qualcosa. La contrazione rende la penetrazione più difficile e più traumatica per i tessuti, il che aumenta la probabilità del disturbo successivo. Il circolo si chiude da sé e continua anche quando l'infezione, nei fatti, non c'è più.
È il punto in cui il quadro passa dal piano infettivo a quello descritto nella pagina su vaginismo e dolore durante i rapporti: tamponi negativi, esami in ordine e un dolore reale, prodotto dalla difesa muscolare. Due dati separano le due condizioni: se il dolore c'è anche con l'assorbente interno o alla visita, e se compare prima del contatto o soltanto dopo le ore previste.
Quello che la coppia fa senza dirlo
La parte che le persone raccontano per ultima è l'organizzazione che si costruisce intorno agli episodi: si evitano le sere infrasettimanali, si sceglie di non iniziare per non interrompere, si rinuncia prima di arrivare al punto in cui serve dire di no. Dopo qualche mese il desiderio si abbassa — non per l'infezione, ma per l'associazione fra rapporto e conseguenza — e il partner interpreta il rifiuto come un messaggio sulla relazione.
Quando il calo si è già installato, il percorso tiene insieme le due parti e si avvicina a quello della pagina sul calo del desiderio. Nelle coppie in cui il tema è diventato una fonte di tensione stabile si lavora in due, come descritto nella pagina sulla terapia di coppia.
Che cosa si fa in studio
Il primo colloquio serve a mettere in fila i fatti: quanti episodi, in quali periodi, che cosa è stato preso e con quale esito, se c'è stato un esame prima di ogni terapia, in quale momento del rapporto compare il dolore. Da quel quadro si vede subito se la parte da trattare è ancora medica, se è diventata muscolare o se riguarda l'attesa.
Il lavoro comprende la gestione del dolore, la ricostruzione di una progressione che non parta dalla penetrazione, l'uso del lubrificante senza leggerlo come un fallimento personale e un modo di parlarne in coppia che non trasformi ogni sera in una verifica. Quando serve, il percorso si svolge in parallelo con il ginecologo o con la fisioterapista del pavimento pelvico: sono piani che si incastrano, non alternative.
Gli antibiotici non chiudono la parte che resta
Una terapia azzeccata risolve l'episodio. Non tocca la contrattura che si è formata, la paura della sera dopo, l'abitudine a rimandare. Chi arriva in studio con dieci cartelle di esami normali e lo stesso dolore di tre anni prima ha quasi sempre curato bene la prima parte e lasciato correre la seconda.
Sul versante delle molecole, le schede di questa pagina spiegano a cosa servono e dove si fermano. Due avvertenze ricorrono: ogni ciclo di antibiotico pesa sulle resistenze, e l'antimicotico preso al primo prurito senza un controllo è il modo più rapido per non capire più che cosa si sta trattando.
Domande frequenti
Perché la cistite arriva sempre dopo i rapporti?
Per il passaggio meccanico dei batteri verso l'uretra, favorito da lubrificazione insufficiente e da alcune caratteristiche anatomiche. Non è un'infezione che il partner trasmette, e non dipende dall'igiene: su questo le pazienti arrivano quasi sempre con un senso di colpa infondato.
Devo curare anche il partner?
Nella cistite no. Nella candidosi il trattamento del partner si valuta solo se ha sintomi, e nella vaginosi batterica non è previsto. Nelle infezioni che si trasmettono con i rapporti il discorso cambia completamente, e lo trova nella pagina sulle infezioni sessualmente trasmissibili.
Posso avere rapporti durante la terapia?
Nella candidosi i tessuti sono infiammati e la penetrazione in genere fa male: aspettare qualche giorno è una questione di dolore, non di divieto. Il medico che ha prescritto indica i tempi anche in base al tipo di trattamento, locale od orale.
Quante recidive sono troppe?
Quattro episodi di candidosi o tre di cistite in un anno sono la soglia oltre la quale si cerca un motivo, invece di curare ogni volta l'episodio. In quella fascia il medico valuta esami e profilassi, e conviene aggiungere la parte sessuologica prima che l'evitamento si consolidi.
Il dolore resta anche con gli esami negativi: come è possibile?
Perché il dolore è prodotto dalla contrazione muscolare difensiva e dalla sensibilizzazione dei tessuti, non da un germe ancora presente. È un dolore reale con una causa diversa, e il percorso che lo riguarda è quello su vaginismo e dolore durante i rapporti.
«Candidosi e cistiti ricorrenti: quando entrano nei rapporti»: testo a cura della Dott.ssa Claudia Cardinali, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa clinica. Ultima revisione il .


