Ansia, attacchi di panico e depressione

Il meccanismo dell'attacco di panico, la trappola dell'evitamento e il punto in cui ansia e depressione incontrano la sessualità.

Una parte di chi arriva per ansia o panico ha già fatto il giro opposto: prima il pronto soccorso, poi l'elettrocardiogramma, gli esami del sangue, a volte una visita cardiologica. Tutto normale. Quel referto non è un vicolo cieco, è il punto di partenza: dice che il cuore regge e che il problema sta nel sistema dell'allarme, non nell'organo.

Che cosa accade durante un attacco di panico

La sequenza è quasi sempre la stessa. Una variazione fisica qualsiasi — il cuore che accelera dopo le scale, un capogiro, un respiro corto in un luogo chiuso — viene interpretata come il segnale di qualcosa che sta andando male. L'interpretazione attiva la risposta di allarme, l'allarme aumenta la frequenza cardiaca e il respiro, e le nuove sensazioni confermano l'interpretazione iniziale. Il giro si chiude in pochi secondi.

Due caratteristiche sono utili da sapere in anticipo. L'attacco raggiunge il picco in pochi minuti e poi scende da solo, perché la risposta fisiologica non può mantenersi a lungo. E l'iperventilazione, che è ciò che produce formicolii, vertigini e senso di irrealtà, peggiora respirando più in fretta e si attenua rallentando l'espirazione. Non è una tecnica di rilassamento, è l'inverso del meccanismo che ha prodotto quei sintomi.

La trappola non è il panico, è quello che si fa dopo

Dopo il primo attacco comincia la parte che decide la prognosi. Si evita il luogo in cui è accaduto. Poi i luoghi simili. Poi l'autostrada, l'ascensore, il supermercato nelle ore di punta, uscire da soli. Ogni evitamento riduce l'ansia immediatamente, e per questo si ripete; ma insegna al sistema che quel posto era davvero pericoloso, e il perimetro si stringe.

Lo stesso vale per i comportamenti protettivi meno visibili: avere sempre con sé il farmaco senza prenderlo, sedersi vicino all'uscita, uscire solo in compagnia, controllare il battito. Funzionano come conferme che senza quella precauzione sarebbe andata male. Il lavoro terapeutico riguarda più questi che l'attacco in sé.

L'ansia che non si presenta come ansia

In molti casi il motivo del primo colloquio non è la paura ma il corpo: insonnia di addormentamento, disturbi gastrici senza causa gastroenterologica, tensione cervicale, vertigini, stanchezza al risveglio, nodo alla gola. Chi arriva così ha già visto più specialisti e teme di essere considerato un malato immaginario.

La distinzione che conta non è fra sintomi veri e inventati: quei sintomi sono reali e misurabili. È fra sintomi che hanno una causa d'organo e sintomi prodotti da un'attivazione prolungata. Gli accertamenti servono a stabilirlo, e vanno fatti; quando risultano negativi, la strada non finisce.

Depressione: i segnali che non somigliano alla tristezza

La depressione viene immaginata come pianto e disperazione, e spesso si presenta diversamente. I segni che ricorrono sono la perdita di interesse per attività che prima davano piacere, il risveglio precoce con peggioramento mattutino, la lentezza nel pensare e nel decidere, l'irritabilità, l'appiattimento emotivo che la persona descrive come «non sentire niente», e un calo del desiderio sessuale che compare presto e viene attribuito ad altro.

La durata è il discriminante rispetto a una fase di sconforto: settimane continuative, non giorni, con una compromissione concreta del funzionamento quotidiano.

Che cosa si nota Quadro più probabile Primo passo
Crisi improvvise con cuore accelerato e paura di morire Attacchi di panico Accertamenti già fatti alla mano, poi lavoro su interpretazione ed evitamento
Preoccupazione continua, tensione muscolare, difficoltà ad addormentarsi Ansia persistente Mappa delle situazioni e riduzione dei comportamenti protettivi
Perdita di interesse, risveglio precoce, lentezza nel decidere Quadro depressivo Valutazione della gravità e, se indicato, confronto con il medico
Sintomi fisici con accertamenti ripetutamente negativi Attivazione prolungata Chiudere il ciclo degli esami e spostare il lavoro
Tutto comparso dopo un evento preciso Reazione a un episodio traumatico Rielaborazione del ricordo con l'EMDR

Il punto in cui tutto questo incontra la sessualità

È la parte che in uno studio di sessuologia si vede ogni settimana, e che nelle due direzioni funziona così.

  • La depressione abbassa il desiderio come uno dei primi sintomi, e il calo del desiderio viene letto come problema di coppia quando è una manifestazione del quadro depressivo.
  • Gli antidepressivi SSRI e SNRI, che sulla depressione funzionano, hanno fra gli effetti indesiderati frequenti la riduzione del desiderio, l'anorgasmia e il ritardo dell'eiaculazione. Vanno segnalati al medico che li ha prescritti, perché dose e molecola si possono valutare, ma non si sospendono da soli.
  • L'ansia produce il meccanismo descritto nella pagina sull'ansia da prestazione: la vigilanza sottrae attenzione alle sensazioni e il sintomo sessuale compare, poi si auto-alimenta.
  • Nella direzione opposta, una difficoltà sessuale che dura mesi produce ritiro, vergogna e umore basso: una parte dei quadri depressivi lievi che arrivano in studio comincia da lì.

Separare i due piani cambia l'ordine degli interventi, e senza quella distinzione si rischia di trattare per mesi la conseguenza invece della causa.

Farmaco e psicoterapia: che cosa fa ciascuno

Il farmaco agisce sull'intensità dei sintomi e, nelle forme moderate e gravi, rende possibile il lavoro psicologico che altrimenti non parte. Non insegna niente: nel momento in cui viene sospeso, se i comportamenti di evitamento sono rimasti intatti, il quadro tende a ripresentarsi.

La psicoterapia lavora sull'interpretazione delle sensazioni, sull'evitamento e sui comportamenti protettivi, cioè sui meccanismi che mantengono il problema. Nelle forme leggere può essere sufficiente da sola; nelle altre le due strade si combinano. La prescrizione è di competenza del medico o dello psichiatra: in studio si valuta se e quando quel passaggio è opportuno, e non si interviene sulle terapie in corso.

Quando non si aspetta

Alcune situazioni non rientrano in un percorso da programmare e richiedono un contatto immediato con il medico curante, la guardia medica o il pronto soccorso, chiamando il 112 se la situazione è urgente: pensieri di farsi del male o di togliersi la vita, incapacità di alimentarsi o di alzarsi dal letto per giorni, dolore toracico comparso per la prima volta e diverso dai sintomi noti, confusione o perdita di contatto con la realtà, sospensione improvvisa di una terapia psichiatrica.

Un attacco di panico, da solo, non è un'emergenza medica. Un dolore toracico nuovo in una persona con fattori di rischio cardiovascolari va invece valutato in ospedale, e non è il momento di stabilire da soli che si tratta di ansia.

Come si imposta il percorso

Il primo blocco di lavoro ricostruisce quando è iniziato, in quali situazioni si presenta, che cosa è stato evitato da allora e quali accertamenti medici sono già stati fatti. Entro un massimo di quattro sedute vengono presentati obiettivi, modalità e tempi previsti: la pagina su costi, durata e modalità descrive come funziona quella fase.

Il percorso procede poi sul recupero progressivo delle situazioni evitate e sulla riduzione dei comportamenti protettivi. Quando all'origine c'è un evento preciso — un incidente, un lutto, un'aggressione, una diagnosi, un parto difficile — la rielaborazione con l'EMDR è lo strumento con cui si interviene su quel ricordo, e in questi casi riduce i tempi in modo sensibile.

Domande frequenti

Si può morire per un attacco di panico?

No. I sintomi sono prodotti dalla risposta di allarme e dall'iperventilazione, raggiungono il picco in pochi minuti e si riducono da sé. Questo non esclude che un dolore toracico nuovo vada comunque valutato dal medico.

Devo prendere i farmaci per forza?

No. Nelle forme leggere la psicoterapia può bastare; nelle forme moderate e gravi il farmaco rende possibile il lavoro. La decisione è del medico o dello psichiatra, non si assume né si sospende per iniziativa propria.

L'antidepressivo mi ha abbassato il desiderio: devo scegliere?

Non è una scelta fra due mali. L'effetto è noto e dipende da dose e molecola: si riporta a chi ha prescritto la terapia, che può modificarla. Sospendere da soli espone a ricadute e a sintomi da interruzione.

Quanto dura un percorso per il panico?

Nelle forme senza evitamento esteso si lavora in tempi contenuti; quando il perimetro si è ristretto per anni serve più tempo, perché il recupero delle situazioni evitate è graduale. La stima viene data entro le prime quattro sedute.

Serve l'impegnativa del medico?

No, lo studio è un'attività libero professionale e l'appuntamento si prende per telefono. Gli accertamenti medici già fatti sono però utili da portare al primo colloquio.

«Ansia, attacchi di panico e depressione»: testo a cura della Dott.ssa Claudia Cardinali, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa clinica. Ultima revisione il .