Arrivano quasi sempre in due, con due racconti diversi. Uno parla per primo e dice che così non si può andare avanti; l'altro ascolta, poi corregge una data, un episodio, una parola. Chi apre, chi rettifica, chi guarda l'orologio: quel primo scambio è già materiale di lavoro.
Perché una coppia chiede il primo appuntamento
Le richieste che arrivano nello studio di Viale Trieste, a Terni, hanno poche forme ricorrenti.
- Un tradimento scoperto da poche settimane: uno chiede dettagli, l'altro vorrebbe chiudere l'argomento.
- Il desiderio di uno si è abbassato e il partner ha smesso di proporre, per non raccogliere un altro rifiuto.
- Litigi che ripartono sempre dagli stessi temi: soldi, famiglie d'origine, divisione del tempo.
- La distanza comparsa dopo la nascita di un figlio, quando la stanza si riempie e la coppia si svuota.
- Una sessualità che si è fermata mesi o anni prima e di cui non si parla più.
Nessuna di queste frasi dice da sola che cosa stia accadendo: due coppie che riferiscono la stessa difficoltà possono avere meccanismi opposti.
Che cosa guardo nelle prime sedute
Lavoro con un modello centrato sul problema qui e ora: come ciascuno dei due vive il disagio, che cosa avete già tentato, quali difese sono entrate in funzione nel frattempo. Da lì si decostruiscono gli schemi disfunzionali e se ne ricostruiscono altri funzionali alla remissione del sintomo. Da quale formazione arriva questo impianto lo racconta la pagina della dott.ssa Claudia Cardinali, psicoterapeuta e sessuologa clinica.
Il ciclo di interazione
Lui si chiude, lei alza la voce, lui si chiude di più. Oppure: lei si allontana, lui controlla, lei si allontana ancora. Nessuno dei due agisce per cattiveria: girano dentro una sequenza che si alimenta da sola.
Le tentate soluzioni
Quasi sempre ciò che mantiene il problema è quello che è stato fatto per risolverlo: parlarne ogni sera fino alle due, evitare l'argomento, mettere il sesso in agenda, controllare il telefono. Vi chiedo l'elenco completo dei tentativi, anche quelli che vi sembrano banali.
Le richieste implicite
«Voglio che mi desideri» a volte significa «voglio sapere che non te ne andrai». Il contenuto del litigio e la domanda che gli sta sotto quasi mai coincidono.
Le differenze di desiderio
Due persone possono avere ritmi di accensione diversi senza che nessuno abbia un disturbo. Il problema nasce quando quella differenza viene letta come un giudizio.
Entro un massimo di quattro sedute completo inquadramento e valutazione e vi presento il progetto terapeutico: obiettivi, modalità di intervento, tempi.
«Il percorso verso la soluzione e/o guarigione deve essere "sartoriale", vale a dire costruito ad hoc e su misura per il soggetto, in base alla sua storia, alle risorse e ai suoi bisogni» (TerniToday, 16 marzo 2026).
E se uno dei due non vuole venire?
Capita, ed è una situazione di lavoro. La terapia di coppia prende come oggetto la relazione: sedute congiunte, ipotesi su quello che accade fra voi, compiti per due. Un percorso individuale lavora invece sul vostro modo di stare in quella relazione: che cosa alimentate, che cosa tollerate, come chiedete. Anche così si muove qualcosa, perché modificare la propria parte del ciclo costringe l'altra a riorganizzarsi. Quando il partner riluttante capisce che non si cerca un colpevole, non è raro che chieda di entrare. Quello che non faccio è la terapia di coppia riferita: non lavoro su una relazione ascoltandone una sola voce.
Quando il sintomo di uno è un problema di due
Una difficoltà di erezione comparsa a quarant'anni non resta un fatto privato: cambia il modo in cui lui si avvicina e il modo in cui lei legge il mancato avvicinamento, e in pochi mesi la coppia ha costruito un sistema di evitamenti. Lo stesso accade con il vaginismo e il dolore durante i rapporti, dove l'attesa del dolore di una diventa la paura di far male dell'altro.
La terapia sessuale di coppia si svolge in parte in studio e in parte a casa. Assegno compiti graduali e concordati: la focalizzazione sensoriale prevede incontri in cui il rapporto è escluso e l'unico obiettivo è registrare che cosa si sente al tatto. Togliere l'obbligo è ciò che riapre spazio al desiderio. In parallelo lavoriamo sulla comunicazione erotica: dire che cosa piace, chiedere di fermarsi, dire no senza che sia un verdetto sulla relazione. Per l'informazione di base rimando alle schede dell'Istituto Superiore di Sanità.
Quando propongo di rimandare
In alcune situazioni la terapia di coppia è controindicata.
- Violenza nella relazione. Con aggressioni, minacce o controllo coercitivo le sedute congiunte espongono la persona offesa. Si lavora separatamente, partendo dalla sicurezza, e indico i servizi del territorio.
- Dipendenze attive. Alcol, sostanze, gioco: finché la dipendenza è in corso i cambiamenti relazionali non tengono. Prima il trattamento specifico, poi la coppia.
- Decisione di separarsi già presa. Se uno è venuto per farsi accompagnare fuori, non costruisco una terapia su un mandato che non esiste. Si lavora allora sulla separazione: come dirlo ai figli, come smettere di litigare su tutto.
Quando nella storia ci sono eventi traumatici che continuano ad attivarsi nel presente, può essere indicato un percorso EMDR sui traumi prima o accanto al lavoro di coppia; sul metodo trovate materiali su EMDR Italia.
Segreti: le regole si fissano all'inizio
Quello che accade in studio è coperto dal segreto professionale, come prescrive il codice deontologico pubblicato dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi. Fra voi due le regole le stabiliamo nella prima seduta: non custodisco segreti che rendano la terapia impossibile. Se in un colloquio individuale emerge una relazione in corso, chiedo che venga portata in seduta congiunta entro un tempo definito, altrimenti il percorso di coppia si interrompe. Non è moralismo: non si lavora su un'alleanza mentre si collabora a tenerne una parte disinformata.
Come capite che sta funzionando
I primi segnali non sono i grandi chiarimenti notturni. Litigate ancora, ma la discussione finisce in venti minuti invece di tre giorni. Riconoscete la sequenza mentre la state facendo, e qualche volta uno dei due la ferma. Tornano i gesti piccoli, fuori dal letto. Nel lavoro sessuale il primo cambiamento è di solito la caduta dell'ansia da prestazione, non il ritorno della frequenza.
Il percorso, seduta dopo seduta
Non esiste un numero di incontri valido per tutti, ma l'impianto delle prime settimane è abbastanza stabile e conviene saperlo prima di cominciare: sapere dove si va rende più facile restare.
| Fase | Chi c'è in stanza | Che cosa si fa |
|---|---|---|
| Primo colloquio | La coppia insieme | Si mette a fuoco il motivo della richiesta e si vede se le due versioni combaciano |
| Colloqui individuali | Un partner per volta | Storia personale, aspettative, ciò che non si dice davanti all'altro |
| Restituzione | La coppia insieme | Dico che cosa ho capito del ciclo che vi tiene fermi e propongo un obiettivo concreto |
| Lavoro sul ciclo | La coppia, con cadenza concordata | Si interviene sulle sequenze che si ripetono e sulle tentate soluzioni che peggiorano le cose |
| Verifica | La coppia insieme | Si guarda che cosa è cambiato davvero fuori dallo studio e si decide se proseguire |
Quando il motivo della richiesta è una difficoltà sessuale, a questo impianto si aggiungono gli esercizi da fare a casa, concordati ogni volta e ripresi alla seduta successiva.
Come si comincia
Ricevo su appuntamento dal lunedì al venerdì, 08:30-19:30, in Viale Trieste 70 a Terni; sono disponibile anche a Spoleto presso il CMS e a Roma presso l'Istituto di Sessuologia Clinica, come indicato nella pagina su di me e sullo studio. Per il primo incontro potete telefonare al 349 8022736 o scrivere dalla pagina dei contatti; il quadro d'insieme è in tutte le terapie e i trattamenti dello studio.
Domande frequenti
Possiamo iniziare se non siamo sposati, non conviviamo o siamo una coppia dello stesso sesso?
Sì. L'oggetto del lavoro è il legame fra due persone, non il suo stato civile. Convivenza, matrimonio, relazione a distanza o coppia dello stesso sesso cambiano i contenuti che portate in seduta, non il metodo. L'unico requisito è che entrambi vogliate esserci.
Che cosa succede se durante il percorso decidiamo di separarci?
Non è un fallimento della terapia: a volte la chiarezza che emerge è proprio questa. Se la scelta matura in seduta, propongo di riconvertire gli obiettivi e di lavorare sulla separazione, in modo che avvenga con meno danni per entrambi e per i figli. Chi lo desidera può poi proseguire con un percorso individuale.
I nostri figli devono partecipare a qualche seduta?
No, la terapia di coppia si svolge fra voi due e me. Dei figli si parla molto, perché le decisioni che li riguardano sono spesso il campo in cui il conflitto si manifesta, ma non vengono convocati. Se emerge una difficoltà che riguarda direttamente un figlio, la valutiamo a parte e vi indico il tipo di intervento appropriato.
La terapia di coppia può essere usata in un procedimento di separazione?
La terapia e la consulenza tecnica per il giudice sono contesti distinti, con finalità e regole diverse, e non li sovrappongo. Se vi serve un documento per un procedimento, è una richiesta da mettere sul tavolo in modo esplicito e da discutere, non da far emergere a percorso avviato.
Possiamo sospendere e riprendere più avanti?
Si può, e in alcune fasi è una scelta clinica sensata: dopo un blocco di lavoro intenso una pausa permette di verificare che i cambiamenti tengano senza le sedute. Chiedo però che la sospensione venga decisa in seduta e non per sparizione, così da fissare che cosa osservare nel frattempo e quando rivederci.
«Terapia di coppia e sessuologia di coppia a Terni»: testo a cura della Dott.ssa Claudia Cardinali, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa clinica. Ultima revisione il .