Una parte consistente del mio lavoro clinico riguarda i ricordi che non passano. L'EMDR è lo strumento con cui li affronto più spesso: un metodo che rimette in movimento l'elaborazione di esperienze rimaste bloccate. Nell'intervista pubblicata da TerniToday il 16 marzo 2026 l'ho detto così.
«Un ambito particolarmente importante del mio lavoro riguarda la psicotraumatologia, ossia lo studio degli effetti dei traumi e le contestuali modalità per superarli».
Nella stessa intervista a TerniToday ho indicato i due versanti di questo lavoro. Da un lato gli eventi che colpiscono intere comunità: il crollo del ponte Morandi, la tragedia della discoteca di Corinaldo, i terremoti, le guerre, il Covid, l'incendio di Crans Montana. Dall'altro i traumi che restano dentro una singola biografia — lutti, violenze fisiche, abusi sessuali, malattie, trascuratezza psicologica, abbandoni, separazioni.
Che cosa rende traumatico un evento
Non è la gravità oggettiva a deciderlo. Due persone vivono lo stesso incidente: una ne parla senza particolare attivazione, l'altra sente ancora il battito accelerare quando passa un'ambulanza. La differenza sta nel modo in cui quell'esperienza è rimasta immagazzinata: «Le esperienze traumatiche vengono memorizzate nell'emisfero destro come sensazioni corporee, intensi stati emotivi ed elementi cognitivi (immagini, pensieri) e continuano ad influenzare negativamente la vita della persona». Il ricordo non viene archiviato come gli altri. Resta grezzo, con le emozioni e le sensazioni fisiche del momento in cui si è formato, e basta poco perché torni al presente.
Traumi con la T maiuscola e microtraumi che si ripetono
C'è l'evento singolo e riconoscibile, quello che segna un prima e un dopo. E ci sono i microtraumi relazionali: la critica che arriva ogni giorno, il genitore emotivamente assente, l'umiliazione davanti alla classe, gli anni passati a sentirsi di troppo. Preso uno per uno, nessuno di questi episodi sembra meritare una seduta. È la ripetizione a lasciare il segno, perché insegna una convinzione su di sé che poi si applica a tutto il resto. Molte persone si presentano scusandosi, dicendo che a loro non è successo niente di grave: spesso il lavoro comincia esattamente lì.
Quando un ricordo non è stato elaborato
Alcuni segnali ricorrono con regolarità:
- immagini o flashback che si impongono senza preavviso, anche a distanza di anni;
- incubi e sonno frammentato;
- ipervigilanza: la sensazione di dover controllare l'ambiente, trasalire per un rumore;
- evitamento di luoghi, persone, discorsi che riportano all'evento;
- reazioni fisiche a stimoli che lo ricordano: un odore, un tono di voce, una data sul calendario;
- un senso di colpa che non regge all'esame dei fatti e tuttavia non si scioglie.
Quando questo quadro resta stabile nel tempo si parla di disturbo da stress post-traumatico, e l'EMDR è riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come trattamento per questo disturbo. Sul piano clinico, come ho spiegato nell'intervista, «il cambiamento è rapido, indipendentemente dagli anni passati dall'evento»: la persona cambia prospettiva, rivede le valutazioni cognitive su di sé e perde le reazioni fisiche disturbanti.
Che cosa accade in una seduta
Il metodo utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione che aiutano il cervello a riattivare il naturale processo di elaborazione. Non è ipnosi: lei resta sveglia e presente per tutto il tempo. Il lavoro procede per fasi.
- Raccolta della storia: ricostruiamo che cosa è accaduto, quando, che cosa ne è rimasto oggi.
- Preparazione: le spiego come funziona il metodo e costruiamo tecniche di stabilizzazione da usare in seduta e fuori.
- Individuazione del target: l'immagine peggiore del ricordo, la cognizione negativa su di sé che la accompagna, l'emozione e il punto del corpo in cui la sente.
- Desensibilizzazione: durante la stimolazione bilaterale lei osserva quello che arriva, senza doverlo indirizzare.
- Installazione della cognizione positiva: la convinzione alternativa viene rafforzata finché risulta sentita come vera, non soltanto ragionevole.
- Scansione corporea: ripercorriamo il corpo per intercettare le tensioni residue.
- Chiusura: la seduta si riporta a uno stato stabile prima che lei esca dallo studio, anche se l'elaborazione di quel ricordo non è conclusa.
Perché le risorse vengono prima della desensibilizzazione
Aprire un ricordo senza avere strumenti per richiuderlo lascia la persona esposta. La fase di preparazione non è quindi un preambolo: serve a verificare che lei possa attraversare l'attivazione emotiva e rientrare a un livello gestibile. Con alcune storie questa fase occupa buona parte del percorso, e va bene così.
Tra una seduta e l'altra
Nei giorni successivi possono comparire sogni più vividi, ricordi collegati che non avevamo considerato, stanchezza, momenti di maggiore sensibilità. Non è il segnale che qualcosa è andato storto: è l'elaborazione che prosegue. Le chiedo di annotare quello che nota, perché quel materiale diventa il punto di partenza dell'incontro seguente.
Che cosa si sceglie, e in base a che cosa
L'EMDR non è l'unica strada e non è sempre la prima. Nel primo colloquio guardo che cosa pesa di più oggi: il ricordo che torna, l'evitamento che restringe la vita, oppure un'attivazione talmente alta da rendere impossibile qualsiasi lavoro di elaborazione.
| Approccio | Su che cosa lavora | Quando lo propongo |
|---|---|---|
| EMDR | Elaborazione del ricordo attraverso la stimolazione bilaterale | Il ricordo resta vivido e si riattiva da solo; non serve raccontare l'evento nel dettaglio |
| Lavoro cognitivo e comportamentale sul trauma | Pensieri, evitamenti e comportamenti che tengono in piedi il disturbo | Quando il problema principale è ciò che la persona ha smesso di fare, o in appoggio all'EMDR |
| Stabilizzazione e risorse | Regolazione dell'attivazione, radicamento, respiro, luogo sicuro | Sempre prima, e per tutto il tempo che serve se c'è dissociazione o una crisi in corso |
| Terapia farmacologica, con lo psichiatra | Ansia, insonnia e sintomi depressivi associati | Di appoggio, quando i sintomi impediscono di reggere la seduta; non sostituisce la psicoterapia |
Queste strade si combinano più spesso di quanto si separino, e l'ordine lo decide il quadro della persona, non il protocollo.
Quando l'EMDR non è il primo passo
Non apro un lavoro di elaborazione se è in corso uno scompenso, se ci sono dipendenze attive da sostanze o alcol, o se il quadro richiede prima una valutazione medica o psichiatrica. In quei casi si stabilizza, si coinvolge chi di competenza e l'elaborazione viene collocata più avanti. Questo emerge nella fase iniziale, che nel mio studio si completa in un massimo di quattro sedute, al termine delle quali impostiamo il progetto terapeutico con obiettivi, modalità e tempi; la pagina sullo studio di Viale Trieste descrive il passaggio nel dettaglio.
Se il trauma riguarda la sfera sessuale
Un abuso, un rapporto subito, un esame vissuto come invasivo, un primo rapporto doloroso: la memoria di questi episodi si riattiva nel corpo, e il sintomo sessuale ne è spesso la conseguenza diretta. Qui l'elaborazione si integra con il lavoro specifico sul sintomo, che descrivo nella pagina su vaginismo e dolore durante i rapporti, e con la terapia di coppia quando l'evento ha coinvolto la relazione o il partner ne porta ancora le conseguenze.
A chi rivolgersi
L'EMDR si pratica dopo una formazione specifica e dentro un percorso psicoterapeutico: ho conseguito i livelli I e II, e l'elenco dei professionisti formati è pubblicato sul sito di EMDR Italia.
«Il percorso verso la soluzione e/o guarigione deve essere “sartoriale”, vale a dire costruito ad hoc e su misura per il soggetto, in base alla sua storia, alle risorse e ai suoi bisogni».
Titoli e metodologie sono raccolti nella pagina sulla mia formazione professionale, un quadro degli altri interventi in tutte le terapie e i trattamenti dello studio, e nella pagina contatti trova il recapito telefonico per fissare un primo appuntamento.
Domande frequenti
Devo raccontare nel dettaglio quello che è successo?
No. Per lavorare su un ricordo mi servono alcuni elementi precisi — l'immagine che disturba di più, la convinzione su di sé, l'emozione, la sensazione fisica — non la narrazione completa dell'accaduto. Durante la stimolazione bilaterale lei può tenere per sé quello che non vuole dire a voce.
L'EMDR sostituisce la psicoterapia?
No, è uno strumento che viene usato dentro un percorso psicoterapeutico. La valutazione iniziale serve a stabilire se e in quale momento inserirlo, e accanto all'elaborazione dei ricordi resta il lavoro sul problema nel presente.
Si può fare EMDR mentre si assume una terapia farmacologica?
Nella maggior parte dei casi sì, con una terapia prescritta e seguita dal medico. Nella fase di inquadramento raccolgo queste informazioni e, quando è utile, le chiedo di confrontarsi con chi ha fatto la prescrizione prima di iniziare l'elaborazione.
L'EMDR si usa anche con bambini e adolescenti?
Il metodo prevede adattamenti specifici per l'età evolutiva, con il coinvolgimento dei genitori nella fase di raccolta della storia. Se la richiesta riguarda un figlio, la valutazione iniziale stabilisce se è il percorso indicato o se conviene lavorare prima con gli adulti di riferimento.
Dove riceve la dottoressa e come si fissa un appuntamento?
Lo studio è in Viale Trieste 70 a Terni, su appuntamento dal lunedì al venerdì dalle 08:30 alle 19:30, al numero 349 8022736. Ricevo anche a Spoleto presso il CMS e a Roma presso l'Istituto di Sessuologia Clinica.
«EMDR e psicotraumatologia: i ricordi che non passano»: testo a cura della Dott.ssa Claudia Cardinali, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa clinica. Ultima revisione il .