Ansia da prestazione sessuale: riconoscerla e trattarla

Quando la difficoltà compare solo in certe situazioni e non al risveglio, il problema sta nell'attesa: come si verifica e che percorso si imposta.

Quasi nessuno arriva in studio dicendo «ho ansia da prestazione». Arriva dicendo che una sera non ha funzionato, che da allora ci pensa prima, e che adesso succede più spesso. L'ordine di quella sequenza è la cosa più utile da guardare: se la difficoltà è comparsa dopo il primo episodio e non prima, il corpo in genere non è il problema.

Tre domande che separano l'ansia da una causa organica

Sono le stesse che faccio nel primo colloquio, e chi se le pone in anticipo arriva con metà del lavoro già fatto.

Domanda Se la risposta è sì Se la risposta è no
Ci sono erezioni al risveglio o durante la notte? Il meccanismo vascolare e nervoso lavora: la componente ansiosa è in primo piano Serve un inquadramento medico prima di qualsiasi altra lettura
In solitudine la risposta è normale? Il problema compare in presenza dell'altro, quindi nella relazione e nell'attesa La difficoltà è generalizzata e va indagata anche sul piano fisico
Esistono situazioni in cui non succede? Un sintomo che va e viene con il contesto non è un danno d'organo Un esordio graduale e costante orienta verso cause organiche o farmacologiche

Tre sì non sono una diagnosi e non autorizzano a saltare il medico: l'esclusione di diabete, ipertensione, problemi ormonali e degli effetti di farmaci già in corso resta un passaggio clinico, descritto nella pagina sulla valutazione della disfunzione erettile. Servono a capire dove si lavorerà per la parte restante, che in questi casi è la più grande.

Spectatoring: guardarsi invece di sentire

Masters e Johnson hanno dato un nome preciso a quello che accade in quei minuti: spectatoring, cioè uscire dalla scena e osservarsi dall'esterno come uno spettatore che controlla se l'erezione tiene. Il controllo richiede attenzione, l'attenzione è una risorsa limitata, e quella sottratta alle sensazioni fisiche non torna indietro.

Il risultato è un circuito che si chiude da solo. L'attesa porta vigilanza, la vigilanza sottrae eccitazione, la mancata risposta conferma il timore iniziale e alza l'attesa della volta successiva. Nessun passaggio di quel giro riguarda i vasi sanguigni, e nessuno si interrompe convincendosi a stare tranquilli: l'ordine di «rilassati» è a sua volta un compito da eseguire.

Non riguarda soltanto l'erezione

L'ansia da prestazione viene associata agli uomini e all'erezione, ma il meccanismo è lo stesso quando cambia il sintomo.

  • Negli uomini può presentarsi come accelerazione: l'eiaculazione precoce peggiora quando il timore di non durare entra in scena, e ha un rovescio meno raccontato, l'eiaculazione che non arriva proprio perché si sta controllando troppo.
  • Nelle donne il controllo si traduce in difficoltà di eccitazione, in dolore o chiusura durante il rapporto e in anorgasmia: chi sorveglia il proprio orgasmo in genere non lo raggiunge.
  • In entrambi i casi il passaggio successivo è l'evitamento. Si smette di cercare le occasioni, poi si smette di desiderarle, e il calo del desiderio viene letto come causa quando è una conseguenza.

Quando l'ansia nasce dal contesto, non dalla persona

Alcune situazioni la producono in persone che non hanno mai avuto difficoltà: un partner nuovo dopo una relazione lunga, i mesi successivi a un tradimento, il rientro alla sessualità dopo una gravidanza o un intervento, i rapporti programmati durante un percorso di procreazione assistita, i primi confronti con l'età. Qui il sintomo è una risposta sensata a un contesto che chiede una prova, e il lavoro riguarda il contesto prima della persona.

C'è anche il caso opposto, meno evidente. Una coppia stabile in cui il sesso è diventato l'unico terreno su cui si misura se la relazione funziona: ogni rapporto diventa un esame del rapporto. Quando è così, il percorso si sposta sulla terapia di coppia, perché il sintomo è di due anche se si manifesta in uno.

Perché la compressa a volte peggiora le cose

Gli inibitori della PDE5 funzionano: il sildenafil e il tadalafil aumentano l'afflusso di sangue quando lo stimolo c'è. Sulla vigilanza non agiscono, e qui nasce il problema che si vede in studio.

Il primo rapporto riuscito con il farmaco riduce l'ansia, e questo è utile. Il passaggio delicato è l'attribuzione: se il merito viene assegnato interamente alla compressa, la volta senza compressa torna a essere un esame, con un'aggravante, perché ora c'è anche la prova che «da solo non ci riesco». Si arriva così a persone con parametri perfetti che non provano più senza farmaco, e che alzano la dose invece di cambiare approccio. Il modo di usare il farmaco perché questo non accada è parte del percorso: la pagina sui tempi e le modalità del percorso spiega come viene impostata la fase iniziale.

Che cosa si fa concretamente

Il primo intervento è controintuitivo: si toglie l'obiettivo. Per un periodo definito il rapporto completo non è in programma, e questo da solo smonta l'esame, perché non si può essere bocciati a una prova che non si sta sostenendo.

Sopra quella base si lavora con la focalizzazione sensoriale, una sequenza graduale di esercizi a casa in cui l'attenzione torna sulle sensazioni tattili senza che sia richiesta una risposta genitale. In parallelo si smontano le aspettative che alimentano il giro: che l'erezione debba essere immediata, che il desiderio debba precedere sempre l'eccitazione, che un rapporto senza penetrazione non conti. Quando alle spalle c'è un episodio preciso che continua a riattivarsi, la rielaborazione con l'EMDR accorcia i tempi.

Il partner, quando c'è, non è un dettaglio organizzativo. La reazione dell'altro alla prima sera andata male, anche una reazione gentile ma preoccupata, entra nel circuito e lo mantiene.

Gli errori che allungano il problema

  • Evitare le occasioni per non rischiare: riduce l'ansia nell'immediato e la consolida nel tempo.
  • Non dirlo al partner e costruire scuse: il silenzio obbliga l'altro a interpretare, e l'interpretazione più comune è il disinteresse.
  • Insistere nella stessa serata dopo un calo, trasformando una difficoltà in una conferma.
  • Comprare farmaci in rete senza visita, saltando sia l'inquadramento medico sia la ricetta.
  • Rimandare la visita in attesa che «passi da sé», quando bastava un controllo per togliere il dubbio organico.
  • Cercare conferme online ogni notte: ogni ricerca riaccende la vigilanza che si vorrebbe spegnere.

Quando non è ansia da prestazione

Alcuni elementi spostano la lettura e vanno portati al medico prima di impostare qualsiasi lavoro psicologico: assenza di erezioni notturne e al risveglio, esordio lento e progressivo senza un episodio di innesco, difficoltà presente in ogni situazione compresa la masturbazione, calo del desiderio accompagnato da stanchezza o cambiamenti del tono dell'umore, terapie in corso con antidepressivi, antipertensivi o diuretici come la furosemide.

Il percorso in questi casi non si annulla, cambia ordine: prima l'accertamento medico, poi il lavoro sulla parte che resta, che quasi sempre esiste anche quando una causa organica viene trovata.

Domande frequenti

Se funziona con il farmaco significa che il problema era psicologico?

Non automaticamente: il farmaco aumenta l'afflusso di sangue anche in presenza di una componente organica iniziale. Il dato che orienta è un altro, cioè la presenza di erezioni notturne e di situazioni in cui la difficoltà non compare.

Quanto dura un percorso per l'ansia da prestazione?

Nelle forme recenti, legate a un episodio e senza altri problemi di coppia, si lavora in un numero contenuto di sedute. Entro le prime quattro vengono definiti obiettivi e tempi previsti, quindi la stima non resta indefinita.

Devo venire con il partner?

Non è obbligatorio e si può iniziare da soli. Se la relazione è stabile il coinvolgimento del partner accorcia i tempi, perché gran parte degli esercizi si svolge a casa e in due.

Posso prendere il farmaco mentre faccio il percorso?

Sì, e in diversi casi è la scelta più sensata, purché prescritto dal medico. Cambia il modo di usarlo: come appoggio temporaneo con un'uscita programmata, non come condizione per provare.

È normale che succeda solo con una persona?

È il quadro tipico. Quando la difficoltà è selettiva, riguarda il significato che quella relazione o quella situazione hanno assunto, non la risposta fisica in generale.

«Ansia da prestazione sessuale: riconoscerla e trattarla»: testo a cura della Dott.ssa Claudia Cardinali, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa clinica. Ultima revisione il .